Progetto 2014

Villaggio di Apahua, Cotopaxi, Ecuador

“Acqua, cucina e calore per le donne di Apahua”

in collaborazione con l’Associazione Pakarimuy

 

Nel 2014 in Ecuador…

Apahua è un villaggio nella provincia del Cotopaxi, a oltre 4.000 metri sul livello del mare, sulla Cordigliera delle Ande dell’Ecuador, a 3 ore di auto a sud della capitale Quito. La comunità è composta da circa 600 famiglie indigene che vivono nell’area geografica corrispondente a 6.500 ettari di terra. L’attività principale è l’agricoltura di sussistenza, con la produzione di tuberi e cereali autoctoni, e l’allevamento di pecore e di alpaca. Nella zona sono presenti 5 scuole, che ospitano quasi 400 scolari, la maggior parte dei quali sono bambini. Le bambine, per ragioni culturali, restano a casa ad aiutare nei lavori familiari: dalle faccende domestiche, alla sorveglianza dei fratellini più piccoli, alla pastorizia. Lo spazio costruito dall’Associazione Pakarimuy permette a queste bambine di recuperare gli anni scolastici attraverso il programma ufficiale di educazione a distanza.

Tuttavia, la struttura in cui si ritrovavano, risentiva delle estreme condizioni climatiche del luogo, richiedendo continui interventi. Durante il nostro viaggio ad Apahua, mancavano elementi essenziali e servizi basilari, come il pavimento, l’acqua corrente, i servizi igienici e la cucina (i villaggi sono molto distanti tra di loro e richiedono ore di marcia per raggiungerli).

Vi raccontiamo qui il viaggio di Stefano D’Adda ad Apahua, nostro rappresentante invitato dall’Associazione Pakarimuy e da Terre des Hommes Ecuador, all’inaugurazione dei lavori realizzati grazie al Xmas Project. Affianco invece troverete una galleria delle foto scattate durante questo giorno di festa, il 30 ottobre 2015.

“È stato un Ecuador Express di 7 giorni, per dirla all’Avventure nel Mondo, ma questa volta non lo potevamo lasciare cadere nel vuoto, anche se giuntoci da 10.000 km di distanza, l’invito di una delle associazioni locali aiutate in questi 15 anni, ad essere presenti all’inaugurazione del progetto realizzato grazie al librosolidale del Xmas Project. Invito doppio, giuntoci non solo dalle donne di “Pakarimuy”, l’associazione locale di Apahua, provincia del Cotopaxi, in vetta alla Cordigliera delle Ande (4100 metri), Ecuador, ma anche dagli amici della sede di Terre des Hommes di Quito, soggetto tramite del progetto del Natale 2014: il sostegno al Centro Artesanal Pakarimuy di Apahua che ha permesso alla comunità soprattutto femminile di indigeni kitchwa (si dice anche Quechua o Quichua) di costruire un serbatoio sopraelevato per l’acqua e la canalizzazione dalla fonte presente a monte, i servizi igienici esterni per il Centro, la sistemazione e attrezzatura della cucina, l’acquisto della stufa per il salone comunitario, la pavimentazione del centro e la costruzione degli stand esterni per la vendita dei loro progetti artigianali. 

 Un progetto, quello del Librosolidale Apahua in Ecuador del Natale 2014, che oltre alla concretezza dell’intervento economico dei 23mila euro raccolti, aveva scelto come tema da raccontare e sviluppare per il libro, un principio molto importante: quello del “rispetto”; del prossimo e soprattutto della diversità dell’altro. Nel caso della comunità kitchwa della comunità andina di Apahua, soprattutto il rispetto verso la “differenza di genere”, essendo ancora le bambine, adolescenti e donne di quelle comunità spesso discriminate e limitate nei diritti basilari, come quello all’istruzione, alla formazione, al lavoro, all’uguaglianza. Un principio da rispettare e coltivare e che nel progetto 2014 abbiamo voluto scoprire, addirittura nell’altra “metà del mondo”.

 L’invito alla festa del 30 ottobre del rinnovato Centro Artesanal di Apahua è giunto davvero inaspettato ma terribilmente allettante e così, considerandomi il più fortunato di noi del Xmas Project, come unico “missionario” disponibile ad accettarlo in questo fine di ottobre, ho sperimentato l’ebbrezza di un viaggio lampo in Ecuador davvero “last minute”, permessoci anche dall’ospitalità e disponibilità degli amici Giori Ferrazzi e Javier Arcos, della sede italiana di Terre des Hommes di Quito, che per 7 giorni mi hanno ospitato e accompagnato nelle terre ecuadoriane. E così, partendo dalla bellezza della seconda capitale più alta del mondo (i 2850 metri di Quito, la boliviana La Paz svetta addirittura a 3640), ho avuto anche la possibilità di visitare il progetto socio-educativo dell’associazione Ninez y Vida, nel quartiere Toctiuco di Quito, uno degli incredibili agglomerati urbani che si arrampicano sulle colline che circondano la città, ma anche tra i quartieri più degradati e difficili; un progetto che ha come obbiettivo il sostegno scolastico a bambini e adolescenti, come prevenzione alla vita di strada. Passando poi per gli incombenti e  vicinissimi vulcani, come il risvegliatosi Cotopaxi, 5872 metri, che proprio lo scorso agosto ha ripreso a fumare, costeggiando scenari splendidi come la Laguna di Quilotoa (splendido lago in altra bocca vulcanica), siamo arrivati giusto in tempo venerdì 30 ottobre, alle ore 11, alla grande festa di Apahua, dove ci aspettavano centinaia di abitanti dei villaggi della zona. Allegramente coinvolti nei loro discorsi di ringraziamento un po’ in spagnolo e un po’ in kitchwa, chiamandoci tutti “compagneros, hermanos o amigos”, trascinati nei balli locali andini, spettatori addirittura di una corrida locale, a tavola insieme a loro mangiando brodo di gallina e arrosto di pecora, abbiamo avuto addirittura l’onore del “taglio del nastro” delle strutture costruite grazie al sostegno del Xmas Project e di un emozionato intervento pubblico in italiano, tra le nebbie andine, tradotto simultaneamente in spagnolo dall’amico Giori Ferrazzi.

E soprattutto la contentezza di avere verificato sul campo come ogni singolo euro del nostro aiuto sia andato a buon fine, visto che è davvero stato eseguito tutto, raggiungendo anche la finalità del “socializzare” il progetto, perchè i lavori hanno coinvolto direttamente le donne della comunità di Apahua, che hanno collaborato insieme nelle “mingas”, le giornate di lavoro comunitario, un po’ simili a quelle che ancora si fanno in campagna in alcune nostre zone rurali per la vendemmia o la raccolta delle olive, quando i vicini ti vengono ad aiutare da fattorie e paesi limitrofi, gratuitamente, per il raccolto.

Tutto è stato ultimato. Dalla realizzata canalizzazione dell’acqua dalla fonte a monte, dopo lo studio tecnico commissionato ad un ingegnere civile e quello topografico realizzato dalla Prefettura di Cotopaxi, che ha permesso di scavare circa 600 metri di terra per installare i tubi e costruire il serbatoio elevato proprio sopra il Centro Artesanal e che ora fornisce l’acqua anche ai nuovi bagni esterni alla nuova pavimentazione del salone comunitario; dalla sistemazione della cucina con un nuovo piano in acciaio inossidabile, alla nuova stufa industriale a legna nel salone del Centro, potenza 12.000 kcal/ora, che ora permette il riscaldamento di una superficie sino a 180 mq, con incorporato un efficace sistema anti incendio; dalla costruzione dei 4 stand per la vendita dei prodotti artigianali, per appoggiare la attivitá comunitarie dell’Associazione Pakarimuy, ai nuovi servici igienici esterni. E proprio il 30 ottobre, portandoli insieme a Terre des Hommes da Quito, abbiamo consegnato in loco le ultime pentole e stoviglie necessarie a rendere la cucina davvero completa. E ne abbiamo beneficiato anche noi, sedendo al pranzo comunitario cucinato dalle donne di Apahua.

 Va aggiunto infine che ho scoperto l’Ecuador come un bellissimo paese del Sud America, una destinazione di viaggio che ora ci sentiamo di suggerire volentieri agli italiani, per l’incredibile ricchezza di ambienti naturali concentrati nei 300 mila km quadrati di una nazione estesa come l’Italia ma che, partendo dall’impareggiabile ricchezza delle patrie isole Galapagos, permette di attraversare Ande, foresta equatoriale e tropicale, altipiani, contattando popolazioni come i nostri amici Kichwa di Apahua che, insieme agli altri gruppi indigeni del Paese, contano ancora 2/3 milioni sulla popolazione complessiva di 14 milioni dell’Ecuador. Tutto questo, nel Paese più al centro della Terra per antonomasia, con la sua capitale a pochi km dalla fascia di passaggio dell’equatore.

Un paese che però, degradando verso le coste e le onde del Pacifico, ti porta ad incontrare anche un altro Ecuador, quello delle foreste tropicali e della componente afro della sua popolazione costiera, sicuramente più povera e arretrata rispetto alla gente di Quito, ma comunque sempre molto dignitosa. E piena di vita.

Una zona dove gli amici di Terre des Hommes mi hanno permesso anche di visitare, presso Esmeralda e la zona del Rio Verde, la Fundaciòn Amiga. Un centro scolastico, sportivo e ricreativo, nato nel seno della Chiesa Cattolica grazie ai missionari Comboniani e che ha permesso di mettere in funzione un sostegno integrale, con indirizzo sportivo, sociale ed educativo, attuando il recupero scolastico di più di mille minori, dall’asilo alla scuola superiore, della difficile zona di Esmeralda.

Insomma, arrivederci a presto, Compagneros di Quito e di Apahua, lassù tra le nuvole delle Ande. E grazie di cuore! Stefano D’Adda”

  • Fondi raccolti 100%

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